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Il sito 2002/2006
 
 

Questa pagina è dedicata alle notizie fresche provenienti da ogni parte del mondo e riguardanti l'astronomia. I lettori della rivista e i navigatori del sito troveranno qui tutte quelle "news" che devono essere tempestivamente comunicate, provenienti da osservatori, centri di ricerca, astronomi professionisti, gruppi e associazioni di astrofili.
"Press release" ufficiali, circolari, preprint, articoli di ricerca, notiziari, bollettini, agenzie saranno le nostre fonti. Talvolta troverete un nostro servizio, più spesso un titolo ed un sommario che rimanderanno con un collegamento ipertestuale direttamente alla fonte originaria in Internet. Un ulteriore servizio per tutti i lettori de "Le Stelle" che vogliono tenersi aggiornati su quello che accade sopra le nostre teste! .

 

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Data: 02/08/2009

 

Sorvolate il Picco della Luce Eterna
Sorvolate il Picco della Luce Eterna ------------------------------------------------------ L’hanno chiamato “Picco della Luce Eterna” perché sulla sua vetta splende sempre il Sole. Si trova sulla Luna a 17 chilometri dal polo sud (qui visibile nel mosaico di foto Esa-Smart) dove si staglia il grande cratere Shackleton. Ora grazie a una elaborazione in 3D dell’Ars Electronica Center di Linz (Austria) possiamo provare l’emozione di sorvolarlo come se fossimo a bordo di un’astronave in volo radente intorno al nostro satellite. Il filmato è stato realizzato e presentato dall’Esa, Agenzia spaziale europea, come evento speciale nel quarantennale del primo sbarco sulla Luna, avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 luglio del 1969. Le immagini utilizzate sono quelle ottenute con la navicella “Smart-1”, lanciata nel 2003 per sperimentare nuove tecnologie tra cui la propulsione ionica e fatta precipitare presso il polo sud lunare nel settembre del 2006. Gli strumenti di Smart-1 che hanno fornito le immagini sono Amie (Advanced Moon Imaging Experiment) e Sir (Infra Red Spectrometer). Il Picco della Luce Eterna deve il suo nome al fatto che in quella posizione viene sempre raggiunto dai raggi del Sole, comunque ruoti o oscilli l’asse della Luna (per i tre tipi di librazione che ne fanno variare l’aspetto osservando dalla Terra). Ai suoi piedi potrebbe sorgere una futura colonia lunare in quanto pare che in quella regione ci sia ghiaccio (dove non arriva mai il Sole), mentre pannelli fotovoltaici collocati sul Picco garantirebbero una costante fornitura di energia elettrica. Per vedere il filmato: http://astronomy2009.esa.int/science-e/www/object/index.cfm?fobjectid=45347
Data: 01/08/2009

 

Lavora a Torino il fisico solare dell'anno Alessandro Benporad,33 anni
Lavora a Torino il fisico solare dell’anno: Alessandro Bemporad, 33 anni -----------------------------------------------------------------------------------------------   Alessandro Bemporad, ricercatore dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Torino, è il vincitore dell’edizione 2009 del premio internazionale JOSO, assegnato ogni due ogni due anni al miglior fisico solare con meno di 35 anni. In palio c’erano soltanto 800 euro, ma ciò che conta è il riconoscimento che viene ai suoi lavori, che hanno portato a nuove ipotesi sulla natura e sui meccanismi che regolano le tempeste solari. Bemporad, 33 anni, ricevendo l’annuncio del premio JOSO (Joint Organisation for Solar Observations), in un comunicato dell’Inaf descrive così il suo lavoro: «Il mio campo di ricerca è la spettroscopia dei plasmi della corona solare. Le eclissi di Sole sono l’unica occasione che abbiamo per vedere e studiare la corona solare nella luce visibile direttamente da Terra. Fortunatamente, però, ci sono anche i satelliti. Nell’articolo premiato, per esempio, mi sono avvalso dei dati raccolti dal  telescopio spaziale SOHO: una sonda, della NASA e dell’ESA, che ha fatto la storia della fisica solare». Ed è proprio analizzando le osservazioni nell’estremo ultravioletto raccolte dallo strumento UVCS (Ultraviolet Coronagraph Spectrometer) a bordo di SOHO che Alessandro Bemporad si è imbattuto in una super tempesta solare: come quelle che, quando investono il nostro pianeta, oltre a provocare le aurore polari possono mandare in tilt le telecomunicazioni e causare black-out. Alcune ore dopo la tempesta magnetica studiata da Bemporad, avvenuta nel 2002, la corona solare raggiunse la temperatura record di più di 6 milioni di gradi. «Un problema con la P maiuscola, per noi fisici solari, è capire perché, allontanandosi dalla superficie del Sole la temperatura, invece di diminuire, aumenti fino a raggiungere il picco a circa 200mila chilometri dalla superficie. Ma, anche in quel punto della corona, raramente si arriva a 2 milioni di gradi». Sei milioni di gradi sono davvero troppi per poter essere descritti dalle teorie correnti. Il modello alternativo proposto da Bemporad ipotizza che il fenomeno fisico alla base di simili eventi, detto «riconnessione magnetica», responsabile del riscaldamento del plasma, non avvenga in un solo punto della corona, ma sia distribuito su una miriade di strutture talmente piccole da non poter essere distinte dagli strumenti attuali. Così si spiegherebbe anche lo spessore stranamente elevato della zona di riscaldamento (nell’ordine di 10mila chilometri) rispetto ai pochi metri previsti dalle attuali teorie. Il premio verrà consegnato a Bemporad nei pressi di Graz (Austria) a fine settembre, Bemporad continuerà a studiare il Sole anche con il coronografo SCORE (Sounding-rocket Coronagraphic Experiment). Progettato a Torino, è stato lanciato dal Naval Reasearch Laboratory a bordo di un razzo sub-orbitale il 21 luglio, in concomitanza dell’ultima eclisse di Sole, la più lunga del secolo XXI.
Data: 01/08/2009

 


Addio a Pezzati, pioniere degli astrofili --------------------------------------------------------   Si è spento a Palermo Amleto Pezzati, uno dei padri dell’astronomia amatoriale del nostro paese. Aveva 85 anni. Era nato il 5 gennaio 1924. La scomparsa risale al 2 giugno scorso ma solo ora l’Unione Astrofili Italiani ha diffuso la notizia. Laureato in Economia e commercio, Pezzati è stato anche uno studioso di matematica finanziaria. Verrà però ricordato soprattutto come appassionato divulgatore dell’astronomia, conferenziere  e insegnante di cosmologia  nelle  scuole medie e superiori.  Fondatore dell'associazione ASDI a Palermo insieme con il giornalista e geologo Franco Foresta Martin e con Nuccio Mario, Amleto Pezzati (nella foto con il famoso astrofisico Franco Pacini) fu un pioniere dell'Unione Astrofili Italiani (UAI) accanto a Luigi Baldinelli e Giancarlo Favero. Negli Anni 70 aveva pubblicato un fortunato libro sulla fotografia astronomica ("L'Astrofotografia,  mezzo d'indagine scientifica per l'astrofilo). All’epoca non esisteva in Italia nessun libro sulla materia. Altri suoi libri sono " La Cosmologia nel pensiero e nella fisica" e "L'universo e la coscienza cosmica". Agli inizi negli Anni 80 fondò la "Società Astronomica Palermitana" "S.A.P.". Negli anni seguenti sono nati grazie alla sua attività alcuni Osservatori Astronomici Comunali tuttora in funzione: ricordiamo in particolare quelli di Cinisi, Terrasini, Isola delle Femmine, Castelbuono, Piano Agrifoglio di Monreale  e, ultimo arrivato, quello di Monte Lepre .
Data: 01/08/2009

 

Nuovo Documento
Betelgeuse in primo piano, come nessuno l’ha mai vista -----------------------------------------------------------------------   Per quanto ingrandite con il più potente dei telescopi, le stelle rimangono sempre puntiformi: lo sanno bene anche gli astrofili  principianti. Nonostante ciò, più di mezzo secolo fa, Betelgeuse divenne la prima stella di cui si sia riusciti a stimare il diametro applicando la tecnica dell’interferometria. Si ebbe così la conferma che si tratta di una supergigante rossa il cui diametro è grande come l’orbita di Giove. Ora, grazie agli straordinari progressi dell’ottica attiva e adattiva, Betelgeuse diventa anche la prima stella che mostri nitidamente qualche particolare del suo minuscolo dischetto (foto Eso). Apprendiamo quindi che sulla sua superficie c’è una enorme bolla di plasma e che intorno alla stella esiste una nube di gas dalla forma asimmetrica grande quanto il Sistema Solare. L’articolo uscirà sulla rivista “Astronomy and Astrophysics”. L’impresa di visualizzare il disco e i dintorni di Betelgeuse è riuscita a due diverse équipe del VLT, Very Large Telescope, attualmente il più potente strumento ottico esistente, fiore all’occhiello del Osservatorio Australe Europeo. La risoluzione ottenuta è pari a 37 millesimi di secondo d’arco: cioè molto vicina al limite teorico del VLT. E’ un po’ come se si fosse riusciti a vedere dal suolo una palla da tennis a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Seconda stella per luminosità della costellazione di Orione, Betelgeuse emette più luce di centomila Soli. Essendo molto massiccia, è anche piuttosto instabile e ha una intensa attività. Dalla sua fotosfera in diecimila anni viene emessa sotto forma di plasma una massa pari a quella del nostro Sole. E questa è l’origine della nube di plasma che avvolge la stella. Quanto alla “bolla”, potrebbe essere il prodotto di un gigantesco moto convettivo che avviene nell’interno della stella, un po’ come in una pentola piena di acqua in ebollizione. La perdita di massa avverrebbe dalle calotte polari, forse a causa della rotazione della stella o in seguito a potenti campi magnetici. Ora per migliorare le osservazioni sono in corso ricerche che utilizzano anche i tre telescopi ausiliari del VLT: si dovrebbe raggiungere una risoluzione di 4 millesimi di secondo d’arco (una biglia vista da terra sulla Stazione Spaziale). Altre notizie su www.eso.org
Data: 01/08/2009

 

Impatto su Giove!
Il 19 luglio, l’astronomo dilettante australiano Anthony Wesley di Canberra ha colto per primo l’immagine di un nuovo grande impatto sul pianeta gigante, che si è manifestato nella forma di un’evidente macchia nera nella regioni polare sud (nella Figura è in alto). La NASA ha successivamente confermato che si tratta delle conseguenze di un impatto (ancora non si sa se di un asteroide o di una cometa), avvenuto proprio il 19 luglio, e che non si tratta quindi di una perturbazione atmosferica di Giove. La conferma è arrivata grazie alle riprese infrarosse a 1,65 micron, effettuate il giorno dopo dall’Infrared Telescope Facility situato sul Mauna Kea (Hawaii), che hanno mostrato il riscaldamento della troposfera superiore di Giove prodotto dall’impatto. Curiosamente, questo impatto si è verificato proprio quindici anni dopo la storica caduta della cometa Shoemaker-Levy 9 in frammenti su Giove, che aveva prodotto numerose grandi macchie dello stesso tipo. Questa volta il fenomeno si è verificato in scala più ridotta e – a differenza di quello del 1994 - era del tutto imprevisto. La scoperta della nuova macchia (osservata e fotografata da numerosi altri astrofili anche in Italia) dimostra ancora una volta l’importanza del ruolo degli astrofili in determinati ambiti della ricerca astronomica. In particolare, lo studio delle atmosfere planetarie è uno degli argomenti più “caldi” del momento, e su nessun pianeta le dinamiche sono più evidenti che su Giove. I ricercatori fanno spesso affidamento sulle immagini amatoriali per raccogliere dati e segnalazioni, che consentono di puntare i costosi strumenti professionali sul pianeta gigante solo quando si verifica qualcosa di veramente importante. Come è avvenuto in questo caso. È significativo il fatto che negli ultimi tre anni gli astrofili abbiano fatto per primi le scoperte di nuove strutture nella atmosfera gioviana: il cambio di colore da bianco a rosso dell’Ovale BA (2007, Chris Go, Filippine), la formazione di una nuova (piccola) macchia rossa (2008, Anthony Wesley, Australia) e quest’anno il nuovo impatto su Giove, ancora da parte di Wesley. In tutti i casi, il lavoro amatoriale è stato poi confermato e seguito da studi eseguiti con i più grandi telescopi del mondo, compreso il telescopio spaziale Hubble.
Data: 22/07/2009

 
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